L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


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Analisi dell'intervista ad Anna

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Anna nel corso dell’intervista racconta molto di sé e della sua storia familiare. Cerca di fornire un’ambientazione, un inquadramento per ciò che dice. Il suo stile narrativo è pieno di incisi e divagazioni. Spesso riprende in domande successive argomenti già trattati in domande precedenti.

Anna descrive dettagliatamente il contesto sociale di riferimento della sua famiglia. Insiste sul cambiamento di status che si è verificato nel corso della generazione precedente alla sua. Parla di una famiglia in trasformazione che, trasferitasi in città, ha dovuto sottostare a molti sacrifici.

Ad Anna le fotografie di famiglia rammentano proprio una modalità di vita diversa, un passaggio senza ritorno da una realtà agricola di paese arretrata a una realtà cittadina evoluta.

Anna prova una sensazione di lutto, di mancanza, per quelle foto mai scattate che avrebbero potuto mostrare i momenti di passaggio significativi della sua vita: "Mi sarebbe piaciuto avere una foto di quando è nato mio figlio", "però proprio del momento che è nato", "proprio quel momento lì, vedere la faccia mia e di mio marito in quel momento". E’ una ricerca del corpo, del come si è stati in quell’attimo d’origine che tutto avrebbe cambiato. Per Anna la fotografia ha una capacità rievocativa molto forte.

Anna è rimasta molto impressionata da una foto di sua nonna da giovane, in cui la nonna è quasi trasfigurata, mostrandosi con un abbigliamento e un atteggiamento che non le erano usuali: sembrava "signorile" lei che "l’ho sempre vista in campagna", "l’ho sempre vista con le ciabatte". E’ come se Anna dicesse... che sua nonna avrebbe potuto essere diversa in altre circostanze: " lei era molto bella, con le gambe accavallate", avrebbe potuto essere una vera signora, invece...

Un senso di comunanza fisica e di appartenenza "genetica" investe Anna nel rivedere una foto di suo padre da piccolo: "era vestito da fraticello", "mi assomiglia proprio in quella foto", "ed è una foto che mi fa tenerezza, guardandola mi suscita emozioni".

Nella famiglia di Anna le narrazioni di storie vissute provenivano principalmente dalla nonna paterna:" ha sempre raccontato morte, vita e miracoli di tutti, il paese, dei miei genitori", "ha un po’ preso in mano la situazione della famiglia". Per Anna il senso d’appartenenza alla storia della sua famiglia viene principalmente da questa fonte. Le foto rappresentano un "momento affettivo", "un legame affettivo molto forte". Era la mamma però a narrare episodi di vita collegati alle foto.

Nel contesto di una vita dura, difficile, Anna ricorda come fotografia legata a un momento piacevole quella scattata in colonia: "c’era un bel gruppo", "è stato un momento veramente felice della mia vita", "mi ricordo ancora che in quell’occasione lì è stata una bella vacanza", "avevamo un’animatrice...che ci riusciva a coinvolgere".

Una foto della Prima Comunione rappresenta invece per Anna un momento drammatico della sua vita: "mia mamma mi aveva portato anche dal parrucchiere", "e io a casa mi sono tagliata completamente i capelli", "i capelli me li ero tagliati io, in una maniera tremenda... E quindi mi ricordo di averne prese tante, ma tante, ma tante, ma tante...", "Avevo dovuto mettere un abito che non mi piaceva, che mia mamma aveva comprato all’Onestà - non scendiamo in particolari bassi, terribili quei vestiti tipo da sposa, osceni", "non erano gente facoltosissima", " e quindi avevano comprato ‘sto vestito - con fatica, poverini - " Qui compare un certo imbarazzo per la situazione economica familiare, ma anche una certa comprensione per i sacrifici dei propri genitori e forse nel pensare a questa come ad una foto particolarmente drammatica concorre il senso di colpa per l’aver dato un dispiacere, una delusione alla mamma.

Per chiudere questa pagina di storie finiamo con la foto a cui Anna si sente più legata: "E’ forse quella del mio matrimonio, perché c’è, vedo, mia mamma che è presa dalla disperazione, cioè, con un’aria che non è sua, no? E mio padre invece con... con un’espressione di orgoglio... mi sembra... di vedere quanto io sono stata importante". E’ bello vederli così: "Nella mia famiglia non c’era un grosso dialogo", "ho visto che... non che li tenevo uniti, ma era un motivo di perdita per loro".

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