L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


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Analisi dell'intervista a Franco

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Franco è un uomo preciso, ordinato, un lavoratore. Tiene molto alla famiglia. All’inizio dell’intervista si trattiene , poi il ricordo si fa fluente. Lo stile narrativo è sicuro. Alcuni items si presentano con una certa ricorrenza. Alcuni temi dominano sugli altri.

Nella sua descrizione compare un mondo di uomini, separato da quello delle donne anche da quegli elementi che riguardano la fotografia. La zia "non era in grado assolutamente di fare un lavoro del genere": scattare foto; ma le fotografie ritraevano "in assoluto le mie sorelle".

La foto scattata in Piazza Duomo è quella che ricorre più volte nel corso dell’intervista: "Ricordo di me e di mio papà in Piazza del Duomo, proprio quella lì, perché io andavo con mio papà, la domenica. Mi portava a mangiare il panettone, eccoci. Son quelle cose che ti rimangono, però, niente: solamente quello, eravamo io e lui". "C’era sempre questa opportunità, per quanto mi riguarda, di andare a fare un giro, e ricordo che mi portava anche a teatro... E’ la memoria di un ricordo piacevole. "Il rapporto figlio-padre era molto stretto, almeno in quei momenti.

Altra foto che ricorre nella memoria è quella del "venticinquesimo anniversario di matrimonio dei miei. Su un terrazzo dove abitavamo prima, era un terrazzone che sarà stato lungo nove metri. Tutti in foto, noi cugini. C’era una montagna di persone. Ecco quella lì me la ricordo proprio come fosse in evidenza". "Quella è la più significativa, perché era stata fatta a una cerimonia... e di conseguenza era un occasione di festa... Era abbastanza una cosa rara".

Come foto legata a un ricordo drammatico viene rammentata la foto del figlio di un amico di famiglia, morto in un incidente, che si trova appesa ad una parete in casa, e che fa pensare a come i legami affettivi vadano oltre ai legami di sangue e a come si possa condividere con altri il dolore di un lutto profondo.

Le memorie di famiglia sono state trasferite nella famiglia di Franco principalmente dalle donne della famiglia materna. Per Franco il senso di appartenenza alla propria storia familiare richiede "la frequentazione fisica e assidua dei vari componenti".

La fotografia "può essere uno spunto per ricordare più che per raccontare".

Franco è molto attaccato alle sue fotografie: "le mie sono mie", "Gli originali ce li ho io e sono uniti alle foto che ho io. Sono state integrate, fanno parte del mio patrimonio fotografico personale della famiglia mia... Io non butto via niente, anche quelle brutte non le butto via... Bella o brutta è un documento e se non hai altri ricordi ci avrai quello".

Franco parla in termini positivi di quest’intervista: "Vuole ricostruire una memoria... anche se in questo momento qua ero lontano 100 Km dal pensare un fatto di questo genere, che si potesse, in funzione di alcune domande, ritornare indietro nel tempo... perché in effetti son ritornato indietro... di 65 anni..."

Per Franco le foto sono "un argomento importante nella vita di una persona", la fotografia "rappresenta una parte importante dell’esistenza".

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