L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiareMichela Giangualano |
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Mi trovai sulla più alta di tutte le montagne, e tutt’intorno sotto di me c’era l’intero cerchio del mondo (...). In quel luogo vidi più di quello che posso raccontare e capii più di quel che vedevo (...). E vidi che il cerchio sacro del mio popolo non era che uno tra i molti cerchi (...) E vidi che era un albero sacro (...). Qualunque luogo è il centro del mondo.
Alce Nero (Neihardt, J.G., Alce nero parla, Adelphi, Milano, 1968) [Ordina da iBS Italia]
Premessa Ripensare le proprie radici, allacciarci alle vite che ci hanno preceduto, scoprire che siamo parte di un mondo che ci precede ed identificarci o scontrarci con esso per sentire la nostra appartenenza e la nostra natura, per ridefinirci meglio in una nuova immagine, per rappresentarci meglio, per comprenderci... Molti legami di natura diadica e triadica, molte relazioni, molti vincoli ci influenzano nel nostro essere e nel nostro scegliere e contribuiscono a creare la nostra storia di vita e la nostra personalità. Siamo frutti di un albero con solide radici. Ogni incontro ci definisce:
L’altro da sé non è solo un interlocutore animato, una persona, ma ciò, o meglio, tutto ciò in cui ci imbattiamo e con cui possiamo attuare dei processi interattivi e rappresentativi. In questo contesto di riferimento, in questa rete di miti, valori, rappresentazioni familiari e sociali, operando in copioni già dati, noi co-costruiamo la nostra nicchia di esistenza e il luogo dell’interiorità che dà senso ai nostri pensieri e alle nostre azioni. Nel contempo siamo portatori di compiti di sviluppo e di patti che ci definiscono e ci rafforzano. All’interno di questo gioco di aspettative e di decisioni, di vocazioni e di scelte, di responsabilità e di condivisione è importante il riferimento alla famiglia come generatore primo delle nostre attitudini e caratteristiche, dei nostri modelli comportamentali e delle specificità che ci contraddistingueranno. Siamo inseriti fin da piccoli in una rete di alleanze, interazioni, e fin da subito dobbiamo dare il nostro contributo strutturandoci in rapporto agli altri e co-costruendo con altri la nostra identità, condizionando il mondo che ci circonda e acquisendo da esso la matrice per il nostro divenire. Ma oltre ai fatti, agli strumenti, alle pratiche, noi siamo inseriti in un mondo di idee, di parole, di visioni, di miti. Facciamo parte di una macro-cultura sociale e di una micro-cultura familiare che ci danno l’impronta per le nostre percezioni e la possibilità di modulare la nostra frequenza di vita. Apparteniamo a un mondo di memorie, di ricordi, di racconti, di storie (che contestualizzano le parole), che vengono condivisi con noi fin dai primi attimi di vita, tracciando insieme a noi il nostro itinerario nel mondo. Come riferisce Laura Formenti in "Pedagogia della famiglia": La coscienza dell’appartenenza familiare viene declinata attraverso alcuni topoi:
La fotografia risponde a molteplici funzioni: fa risalire alle origini della famiglia (i ritratti dei nonni, dei genitori da piccoli), sottolinea i riti di passaggio (la prima comunione, il servizio militare, il matrimonio), documenta un evento o ravviva un ricordo, un’emozione. Solo quando è accompagnata da un esercizio riflessivo (...), il senso della fotografia emerge però in tutta la "verità" (...). L’album di famiglia è un oggetto dai molteplici significati, che si presta a tutte le proiezioni, e anche a qualche scoperta. Ed è dalla "voce per far parlare le immagini" che prende spunto questa ricerca, piccola ricognizione nei vissuti narrativi familiari tramite lo strumento dell’intervista congiunto a quello della memoria fotografica, filo d’Arianna per il ritrovamento dei sentieri percorsi da noi e dagli altri. | Introduzione >>> |
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