L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


Home
 La ricerca

Premessa
Introduzione
Principi teorici di riferimento
Il metodo
Altri spunti di ricerca
 Analisi delle interviste

Anna
Maria
Franco
Giovanni
CompComparazione delle quattro interviste per argomenti
Conclusioni
 Allegati

Schema dell'intervista
Intervista ad Anna
Intervista a Maria
Intervista a Franco
Intervista a Giovanni
Scarica la ricerca in formato PDF
Bibliografia e link utili
Informazioni varie
E-mail

Introduzione

Newsletter gratuita «Libri di Storia»
Da studi effettuati sulle dinamiche familiari, si può palesare come momento formativo e identificativo del sistema familiare il passaggio della memoria e del vissuto dai componenti più anziani a quelli più giovani della famiglia.

La famiglia è un sistema mitopoietico, generatore di storie.

Nella formazione della nuova famiglia si immettono caratteri, pregiudizi, riti e vissuti della famiglia d’origine.

Nella memoria di ogni individuo sono conservati come un’impronta: riti e stili di comportamento e gestuali, attitudini, aspettative che si legano ai nuovi vissuti e alle nuove realtà e agli incontri sentimentalmente significativi, in una mescolanza di realtà già date, che produce a rete un nuovo tessuto, una nuova possibilità di essere e sentire individualmente e di essere e sentirsi famiglia.

Ma il cosa siamo, il come agiamo, possono essere definiti nell’incontro o nell’opposizione con la nostra tradizione familiare, che ci precede, ci determina, che si ridefinisce negli attimi di vita, che è preludio a nuovi riti e nuovi copioni.

In questa prospettiva, la proposta di questa ricerca è di verificare se, oltre al gesto quotidiano, al sentire, all’atteggiarsi secondo schemi precostituiti, che ci viene dato da un apprendimento continuo, tramite i nostri educatori di riferimento, il passaggio dei valori, il sentirsi parte di una storia, il riconoscersi in un sistema familiare possa essere dato anche attraverso la forma esteriore della narrazione combinata allo sguardo fotografico.

In particolare, studiare come la visione congiunta delle foto di famiglia possa essere lo strumento di un passaggio di informazioni e memorie familiari e un momento di aggregazione e di congiungimento al nostro specifico passato.

Allora, sarà interessante rilevare chi normalmente ama o è preposto all’interno della famiglia a questa comunicazione per immagini e si prodiga nel documentare e fotografare persone, situazioni, eventi significativi, cercando di fermare l’attimo di esistenza, e chi, con pazienza, archivia, argomenta, definisce le situazioni e le conoscenze, accosta i momenti e le persone, crea i collegamenti, intreccia le storie, tramanda il proprio sapere corroborato dal ricordo di narrazioni ricevute ed episodi direttamente vissuti o a cui si è assistito.

Ma cosa permane nel tempo delle informazioni ricevute? Cosa si perde? Quali sono i nomi o i volti dimenticati o amati e ricercati nella memoria?

Le immagini delle persone vivono nella nostra mente o diventano proiezioni di volti sbiaditi in vecchie fotografie?

Possiamo sentirci legati a qualcuno, senza rivederne il volto nella nostra memoria, senza conoscerne le fattezze, per il solo raccontato? O abbiamo bisogno anche di un supporto fisico, che ci porga un volto, un corpo, in cui riconoscerci, in cui rivisitare fattezze, gesti, posture, che richiamano qualcosa di noi?

Quale evento è per noi significativo? Conserviamo qualcosa di quell’evento, in forma materiale?

C’è un oggetto che opera da simbolo di quell’evento, che richiama in noi risonanze di situazioni vissute?

Questo oggetto materiale può essere una foto scattata, un album fotografico?

Per noi le fotografie sono importanti? E se sì, perché lo sono?

Ci soffermiamo ogni tanto col pensiero su eventi della storia passata, ci riconosciamo o ci raffrontiamo e stupiamo nell’incontro con una foto che ci richiama memorie sopite?

Le foto giacciono chiuse nei cassetti in attesa di un lampo di luce o vengono effettivamente consultate per dare un responso sul nostro passato? Ci commuoviamo nel riscoprirle? Ci rammentano da sole qualcosa o hanno bisogno di una voce che le accompagni?

Si potrebbe proseguire all’infinito domandandosi indizi di percezioni. Ma il principio di realtà impone, in questo studio di limitate dimensioni, che ci si ponga degli obiettivi, almeno parzialmente verificabili.

<<< Premessa | Principi teorici di riferimento >>>