L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


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Analisi dell'intervista a Maria

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Maria è una ragazza moderna. E’ una ragazza piena d’iniziativa. Le piace fare progetti e custodire le memorie di famiglia. La separazione dei suoi genitori l’ha scossa notevolmente e rimpiange quei tempi in cui erano tutti uniti. Maria crede nella famiglia, ma ha paura di perderne il controllo. Il suo stile narrativo è diretto.

Per Maria le foto sono molto importanti, del resto lo sono anche per sua madre: è qualcosa di ereditario. Maria critica sua madre per "il modo di archiviarle un po’ confusionario", "le ho sempre detto che comunque avrei preferito metterle in un altro modo". Maria ha occasione di rifarsi con la sua nuova famiglia: "quando ho conosciuto mio marito, allora il mio fidanzato, così, ho cominciato a metterle, ad archiviarle in un modo, un certo modo, un po’ più sistematico."

Nella famiglia di Anna sono state la madre e la zia le principali artefici del passaggio di memorie di famiglia, soprattutto dopo la separazione dei genitori: "Sicuramente per noi un momento di passaggio di memorie, ma triste, è stato proprio quello della separazione". E’ stato come l’inizio di una nuova vita: "Sono un po’ dovuta entrare nel ruolo del capofamiglia io, non essendoci più mio padre".

Nelle foto, riguardandole, si può trovare la traccia di qualcosa che non va: "Ci sono le foto dell’ultimo periodo, in cui gli vedi proprio le espressioni, a mio padre", "gli vedi proprio un espressione completamente diversa".

Le foto sono utili, anche se non indispensabili, nel passaggio di memorie: "in particolare con le foto venivo a conoscenza anche di quelle persone che, magari, non avrei mai visto, quindi colleghi le storie all’immagine, alla persona, al viso. E’ emblematica di ciò la foto del parente che l’ha colpita da piccola: "è un cugino di mia mamma", "mi aveva colpito perché... questo ragazzo è morto in guerra e comunque era molto giovane quando è morto, ed era una foto bella, era un bel ragazzo, e non lo so, lo ricordo sempre, stranamente pur non conoscendolo, "è una di quelle persone che viene sempre ricordato quando prendiamo queste foto vecchissime".

La foto della sua famiglia che Maria ricorda meglio: "è tenuta in un quadretto: è il giorno della mia Comunione. Eravamo cioè noi quattro: io, mio padre, mia madre e mio fratello... ed era... nella loro camera da letto fino a qualche anno fa". Ma Maria è anche molto legata alle foto con la madre: "Ci sono delle foto tenerissime: dei ritratti proprio di me e di mia madre insieme e son proprio tantissime... se bruciasse la casa, io me le porterei via tutte, proprio tutte."

Come episodio divertente che le è stato riferito come memorabile Maria ricorda di quando il fratello " è arrivato nudo in sala e c’erano tutti i parenti", "essendo piccolino è arrivato: con giù i pantaloni e allora praticamente, mi ricordo, cioè, era una fotografia memorabile proprio". Colpisce qui che l’episodio le è stato raccontato, ma lo racconta come se l’avesse vissuto personalmente.

L’episodio più drammatico riguarda "le foto di mia nonna, ed è l’anno, cioè praticamente forse qualche giorno dopo rispetto queste foto lei è morta". Ma lì "eravamo tutti insieme in spiaggia al mare così".

A Maria le foto vecchie danno "bellissime sensazioni". Maria cerca di raccogliere le vecchie foto e conferire loro un senso, integrandole alle nuove in un bellissimo progetto fotografico: "ho scannerizzato delle foto di famiglia... volevo stamparle, e fare come un libretto da mandargli - al papà - , però oltre le foto, volevo inserire magari delle cose significative, tipo poesie, che conoscevamo, legate proprio ai ricordi familiari, o spartiti di musica e canzoni..."

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