L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiareMichela Giangualano |
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Principi teorici di riferimento
La ricerca si ispira al principio che per parlare ed acquisire conoscenze sulla famiglia non basti l’adozione di un solo punto di vista. Ogni angolazione apre la porta alla conoscenza della realtà. La rappresentazione della nostra stessa storia familiare e del nostro vissuto è co-costruita con altri. Concorrono a far emergere le nostre rappresentazioni, oltre che le interazioni con gli altri, anche le esplicitazioni degli altri e le latenze di discorsi sospesi. La materialità dell’esistenza stessa ci avvicina a certi pensieri e a certe azioni. L’arte fotografica è foriera di innumerevoli messaggi. Il fissare un evento piuttosto che un altro non ha solo una motivazione estetica. Nelle foto i richiami sono multipli: non ultimo il desiderio di documentare, di invitare lo sguardo a soffermarsi su ciò che per chi scatta la foto è significativo. Nella foto c’è sempre un presente che vuol farsi passato per il futuro. L’intento è sempre comunicare e interagire con altri, all’interno di un processo di autodefinizione e di risignificazione. Situazioni e condizioni materiali costituiscono la trama relazionale del processo:
L’attenzione va indirizzata al processo e non ai protagonisti, sono piuttosto le funzioni che assumono i vari personaggi o le cose all’interno del processo a risultare significative nelle trame dei racconti. Nelle foto di famiglia in particolare si lascia la traccia dell’essere appartenuti a quel mondo particolare, a quella famiglia: c’è il ribadire di far parte di una data comunità, di una data storia, di un dato processo. C’è lo sguardo generoso del fotografo: che non apparirà, ma segna il percorso. C’è la disponibilità del fotografato a farsi memoria vissuta. C’è la meticolosità, l’attaccamento alle radici, l’organizzazione mentale dell’archiviatore. C’è la curiosità del lettore di immagini, con la sua capacità di sorprendersi e immedesimarsi. C’è la volontà di narrare di colui che invita a rileggere la storia di famiglia, facendo fluire ricordi e sentimenti, lasciando l’impronta di ciò che sa e che vuole far sapere. Siamo fatti di storie che si allacciano a un passato lontano:
La nostra storia porta l’impronta di altre storie (...). E’ nata dalla fine di storie e dall’origine di nuove storie (...). La singolarità e l’irripetibilità di ogni punto di vista sono condizioni indispensabili per avere accesso al mondo, per dialogare con altri punti di vista, per creare nuovi mondi. Siamo soggetti a vincoli che destano le nostre possibilità, che creano le nostre opportunità:
L’idea di vincolo sottolinea come ogni cosa non può produrre una qualsiasi altra cosa, come in un dato momento ad un dato mondo possibile non sono accessibili tutti gli altri mondi possibili. Una foto di famiglia assume significati perché i componenti della famiglia stessa contemporaneamente o in momenti diversi, le conferiscono potere e dignità. Come abbiamo visto, anche dietro una semplice fotografia si nascondono intenti, complicità, collegamenti, ruoli, progetti. Anche tramite la fotografia si può educare: soprattutto alla collaborazione, alla comunicazione, all’apertura mentale, al mettersi in relazione... alla ricerca di identità. Principio di comunicazione e di identità convergono nel principio di inclusione:
E’ perché il soggetto porta l’alterità in se stesso che può comunicare con l’altro. E’ perché è il prodotto unitario di una dualità (...), che porta in sé l’attrazione per un altro ego (...). Il principio di comunicazione è dunque incluso nel principio di identità e si manifesta nel principio di inclusione. La nostra autobiografia, il racconto della nostra vita sono fatti anche delle immagini di noi metaforiche e materiali che gli altri ci hanno comunicato e donato. La nostra autobiografia è un evento collettivo:
L’autopoiesi, quel farsi, spiegarsi, giustificarsi ai propri occhi, diventa in tal modo anche isopoiesi: in un ritrovamento dei debiti e dei crediti contratti nel corso di una vita con tutti coloro che, ora, nel momento della scrittura o del racconto, ci permettono di avere una memoria. Quanto si credeva potesse prender forma di ritratto si rivela sempre, alla fine, un affresco di volti e circostanze condivise. <<< Introduzione | Il metodo >>> |
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