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4. L'analisi dei documenti e i significati4.1. La ricerca del significato
La semantica vero-condizionale ha studiato la connessione tra linguaggio e realtà. Secondo questo approccio, ogni enunciato è dotato di un dato valore di verità. La frase è l'immagine di un dato stato di cose. Le condizioni di verità, di natura linguistica, si riferiscono a un dato mondo dove l'enunciato è vero. Secondo Frege, il senso è una proprietà della parola. È garanzia di intersoggettività e reciproca comprensione. Non cambia da contesto a contesto. È un aspetto oggettivo del linguaggio condiviso dai parlanti. Per Carnap l'estensione di un enunciato è ciò a cui l'enunciato si riferisce: fornisce le condizioni di verità in base alle quali l'enunciato è vero. L'intensione di una frase serve invece a determinarne l'estensione in tutti i mondi possibili. L'intensione coincide con il significato stesso dell'espressione linguistica. Il problema di questa visione è che è di tipo refererenzialista e antipsicologico. La semantica logico-filosofica o modellistica esclude il lessico dal proprio ambito di studio, occupandosi solo del piano logico e formale dei significati, e dando luogo a problemi di indifferenziazione. La semantica strutturale di de Saussure vuole dare una definizione esclusivamente linguistica del significato. Si tratta di una concezione antireferenzialista e antipsicologica. Il significato di una parola è dato dal suo valore, costituito nella relazione intralinguistica tra le parole, mediante il sistema di opposizioni e differenze con le altre parole. Gli elementi linguistici sono collegati tra loro da una relazione sintagmatica, ovvero da una associazione per contiguità, o da una relazione paradigmatica, ovvero da una associazione per equivalenza. Il problema di questa concezione è il vizio di circolarità. Laddove si conoscano le relazioni linguistiche fra i termini, non per questo si sarà generato alcun significato. Con la semantica cognitiva si perviene alla semantica della comprensione, che studia i processi di produzione e di interpretazione dei significati. Il giudizio di verità segue la comprensione. Un modello esplicativo deve essere plausibile psicologicamente. Il linguaggio viene considerato una attività cognitiva, interdipendente con le altre. Inoltre si fa riferimento alla esperienza del mondo mediata dalla cultura di riferimento. Per poter formare le loro conoscenze enciclopediche gli individui fanno ricorso alla percezione, ai processi di inferenza, alla costruzione di script e al ragionamento. Come sostiene Anolli in "Psicologia della comunicazione" una semantica unificata può spiegare il processo di significazione nella sua globalità. Dobbiamo considerare tre dimensioni: la referenziale, la inferenziale, la differenziale.
Per spiegare la complessità del significato si fa riferimento o alla semantica a tratti o alla semantica del prototipo. Nella semantica a tratti il significato di una parola è scomponibile facendo ricorso a due condizioni:
Le proprietà necessarie costituiscono l'identità del significato, mentre le proprietà accidentali sono solo contingenti. Il significato di una parola è univoco. Il problema del modello è che non consente le posizioni intermedie e inoltre che, distinguendosi tra conoscenza direzionale ed enciclopedica, non si considera che entrambe sono conoscenze del mondo mediate dall'esperienza individuale. Non si da spazio poi a una zona di vaghezza semantica. Nella semantica del prototipo si considerano il processo di categorizzazione e quello di classificazione. L'attività di categorizzazione rende possibile il pensiero e l'organizzazione del mondo. Consiste nel segmentare la realtà e le esperienze in categorie. È realizzata secondo due dimensioni:
Tramite il principio di somiglianza e di analogia, si potevano confrontare i vari elementi di una categoria con il prototipo stesso, per determinarne l'appartenenza categoriale. Si è notato in seguito che i criteri che decidono dell'appartenenza a una categoria non sono però gli stessi che decidono della rappresentatività. La validità dell'indizio non può poi spiegare della distintività delle proprietà. Con la teoria estesa del prototipo si è passati al concetto di prototipo come costrutto mentale: un insieme di proprietà astratte salienti che distinguono una categoria da un'altra. Si distingue tra:
È strettamente connessa con l'azione e lo scopo, orienta la scelta di mezzi e correttivi per raggiungere la meta. Si traduce in atti comunicativi, che portano alle interazioni interpersonali, su cui si costruisce la rete di relazioni. 4.2.1 L'analisi del contenuto Vi sono vari metodi per praticare l'analisi dei documenti. I variegati approcci vengono spesso integrati nella ricerca. La corrente funzionalista ha utilizzato maggiormente il sistema dell'analisi del contenuto, metodo non legato alla linguistica, che consente di analizzare il contenuto manifesto delle comunicazioni con rapidità e in maniera sistematica. Per Berelson (1952) si tratta di una "tecnica di ricerca per la descrizione oggettiva, sistematica e quantitativa del contenuto palese della comunicazione" che è il "comune terreno d'incontro tra emittente, destinatario e analista (Berelson, 1952). Denis McQuail, nel manuale "le comunicazioni di massa" sostiene che:
Il procedimento per effettuare l'analisi dei testi consiste nei seguenti passi:
L'oggettività della procedura è data dalla riproducibilità, ovvero dal fatto che, utilizzando lo stesso metodo, si dovrà addivenire agli stessi risultati. Si tratta di un metodo che però è stato soggetto a numerose critiche:
Denis McQuail sottolinea come "il risultato dell'analisi del contenuto è un nuovo testo, il cui significato può, o deve, differire dal materiale originale". Si produce "una forma di lettura del contenuto che nessun lettore reale effettuerebbe in circostanze naturali" ovvero si dà luogo a un nuovo costrutto che va anch'esso interpretato (McQuail, 1993, p. 206). Per Thompson (1998), l'analisi dei testi presenta dei problemi:
Per Greimas, nella prospettiva della semiotica semionarrativa, si possono distinguere tre livelli in una storia:
Come sottolinea Eleonora Fiorani in "Grammatica della comunicazione":
Il quadrato semiotico greimasiano permette di mettere in luce la competenza semantica e quella modale (della persuasione e manipolazione). Contrappone i valori di base del protagonista di un racconto ai valori d'uso, strumentali e limitati. L'analisi strutturale, utilizzata da Roland Barthes, è legata alla semiologia, che studia il sistema dei segni all'interno della vita sociale. Questo tipo di analisi non quantitativa mira alla ricerca del significato contenuto nel messaggio. Dalla denotazione, che è il primo livello di senso che tutti condividono, si passa alla scoperta della connotazione. La scomposizione del corpus dei documenti è relativa agli elementi di significato ritenuti pertinenti. Si può, per esempio, suddividere il testo per funzioni. Nella scoperta dei legami nascosti, delle connotazioni e dei miti del linguaggio della cultura di massa, Barthes ha visto uno strumento per denunciare le ideologie e le rappresentazioni nascoste della società, finendo per convergere con la tradizione critica. Opponendosi a Barthes, Edgar Morin si chiede se sia legittimo isolare degli elementi di significato dal testo mediatico. Ciò che egli critica è la costituzione di sistemi di significato autonomi astratti dalle condizioni di esistenza che sole possono dotarli di senso. L'analisi del discorso è un'area di studio di natura interdisciplinare. Gli oggetti di studio delle discipline che vi fanno capo (linguistica, psicologia, psicologia sociale, sociologia, antropologia, semiotica) vengono trattati nel contesto degli scambi comunicativi e della produzione discorsiva. Storici e politologi hanno usato lo strumento dell'analisi del discorso per ridurre ampi corpus di testi a una serie di enunciati soggiacenti articolati. Come sottolinea Marcello Maneri, secondo questa metodologia d'analisi il senso viene ricavato dalla presa in considerazione di molteplici piani. Il testo è visto nella sua totalità, in riferimento a elementi contestuali e co-testuali. Questo tipi di analisi mira a cogliere le difficoltà specifiche del materiale verbale. Si concentra sulla lessicologia, constatando che il senso delle parole nasce dal loro uso nel contesto di riferimento. Studia le associazioni e le marche d'identità, per esempio. Tutto ciò conduce a un lavoro di interpretazione parziale, contingente e mirato. Si guarda a come gli individui elaborano e sostengono una propria interpretazione degli eventi. Sono stati individuati i tratti costitutivi del discorso dei media, caratterizzato da una specifica struttura narrativa e composto di sottogeneri. In ognuno di essi si sono individuate peculiari modalità di costruzione del testo e peculiari modalità di interazione fra il testo e il contesto. Negli anni Ottanta si sono diffusi gli studi sulla ricezione, che hanno valorizzato la tesi del pubblico attivo e hanno dato conto della ricchezza delle interpretazioni a cui può esser soggetto uno stesso documento. Per Thompson (1998, pp. 58-64), la ricezione:
L'interpretazione è, per Gadamer (1985), un processo attivo e creativo nel corso del quale l'interprete applica al messaggio che cerca di comprendere una serie di assunzioni e aspettative. Appropriarsi di un messaggio significa anche farlo proprio, assimilarlo e incorporarlo nella propria vita. I messaggi dei media vengono trasformati, al di là del contesto di ricezione, in un processo di continua narrazione e reinterpretazione. Per Thompson (1998) "per mezzo dei messaggi e dei contenuti di significato forniti (tra le altre cose) dai prodotti dei media, plasmiamo attivamente la nostra identità" (Thompson, 1998, p. 64). Anche la tradizione di ricerca dei cultural studies (entro l'approccio critico della Scuola di Birmingham) ha fornito importanti contributi: si preoccupa della penetrazione della cultura mediatica negli ambienti popolari e di come l'ideologia contenuta nei testi mediali sia letta dal pubblico. Hall (1980) ha proposto un modello di codifica-decodifica del discorso mediale, in cui il testo mediale è stato situato tra i produttori (che costruiscono il significato) e il pubblico (che decodifica il significato in base alle sue condizioni sociali e ai suoi schemi interpretativi). Tramite questi studi si è pervenuti alla conclusione che non vi siano interpretazioni universalmente condivise da tutti. La semiologia si è evoluta, accettando l'idea che il senso del testo non sia un universo chiuso. Si è alla fine messa in risalto la dimensione pragmatica del testo, considerando il problema della simmetria tra produzione e ricezione. A un certo punto si è ritenuto più importante andare ad articolare gli elementi del messaggio piuttosto che conteggiarli. Nelle ricerche qualitative sulla ricezione si valuta se il pubblico ha, e in che modo, un contatto col documento che si vuole esaminare. Per fare ciò si può ricorrere a dei sondaggi che, però, oltre ad essere costosi, vanno anche preparati bene affinché risultino significativi.
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