La scuola vista dal web: comunicazione, identità e cultura nei siti internet delle scuole superiori di Milano


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Prefazione
Introduzione
 Le premesse teoriche

1. Storia e teorie della comunicazione
2. Storia, teorie e correnti dei media
3. I nuovi media
4. L'analisi dei documenti e i significati
 La scuola e i nuovi media

5. La scuola superiore
6. I siti web delle scuole superiori
7. Il contenuto dei siti web scolastici
 La ricerca

8. I fondamenti della ricerca
9. Le categorie epistemologiche individuate
10. Descrittori e indicatori di valutazione del sito scolastico
11. L'analisi sistematica dei siti per mezzo degli indicatori
12. Metodologia per l'individuazione dei tipi ideali di sito
13. I tipi ideali di sito scolastico emergenti
14. L'opinione dei curatori riguardo i loro siti
15. Conclusioni
 Allegati

A1.1 Scuole superiori statali di Milano e provincia e loro siti web
A2.1 Analisi statistica dei siti delle scuole superiori pubblice di Milano e provincia
A3 Prospetto standard degli indicatori del sito scolastico
A5 Risultati relativi ai singoli indicatori per tutte le scuole analizzate
A6.1 Tipi di documenti e tipologie informative dei siti analizzati
A7 Questionario somministrato ai curatori dei siti scolastici
A8.1 Intervista al Prof. Michele Gherlone
A8.2 Intervista al Prof. Andrea Varani
Riferimenti bibliografici
Sitografia
Ringraziamenti
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 4. L'analisi dei documenti e i significati 

 4.1. La ricerca del significato 

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Il concetto di significato è stato studiato in più ambiti disciplinari.

La semantica vero-condizionale ha studiato la connessione tra linguaggio e realtà.

Secondo questo approccio, ogni enunciato è dotato di un dato valore di verità.

La frase è l'immagine di un dato stato di cose.

Le condizioni di verità, di natura linguistica, si riferiscono a un dato mondo dove l'enunciato è vero.

Secondo Frege, il senso è una proprietà della parola.

È garanzia di intersoggettività e reciproca comprensione.

Non cambia da contesto a contesto.

È un aspetto oggettivo del linguaggio condiviso dai parlanti.

Per Carnap l'estensione di un enunciato è ciò a cui l'enunciato si riferisce: fornisce le condizioni di verità in base alle quali l'enunciato è vero.

L'intensione di una frase serve invece a determinarne l'estensione in tutti i mondi possibili.

L'intensione coincide con il significato stesso dell'espressione linguistica.

Il problema di questa visione è che è di tipo refererenzialista e antipsicologico.

La semantica logico-filosofica o modellistica esclude il lessico dal proprio ambito di studio, occupandosi solo del piano logico e formale dei significati, e dando luogo a problemi di indifferenziazione.

La semantica strutturale di de Saussure vuole dare una definizione esclusivamente linguistica del significato.

Si tratta di una concezione antireferenzialista e antipsicologica.

Il significato di una parola è dato dal suo valore, costituito nella relazione intralinguistica tra le parole, mediante il sistema di opposizioni e differenze con le altre parole.

Gli elementi linguistici sono collegati tra loro da una relazione sintagmatica, ovvero da una associazione per contiguità, o da una relazione paradigmatica, ovvero da una associazione per equivalenza.

Il problema di questa concezione è il vizio di circolarità.

Laddove si conoscano le relazioni linguistiche fra i termini, non per questo si sarà generato alcun significato.

Con la semantica cognitiva si perviene alla semantica della comprensione, che studia i processi di produzione e di interpretazione dei significati.

Il giudizio di verità segue la comprensione.

Un modello esplicativo deve essere plausibile psicologicamente.

Il linguaggio viene considerato una attività cognitiva, interdipendente con le altre.

Inoltre si fa riferimento alla esperienza del mondo mediata dalla cultura di riferimento.

Per poter formare le loro conoscenze enciclopediche gli individui fanno ricorso alla percezione, ai processi di inferenza, alla costruzione di script e al ragionamento.

Come sostiene Anolli in "Psicologia della comunicazione" una semantica unificata può spiegare il processo di significazione nella sua globalità.

Dobbiamo considerare tre dimensioni: la referenziale, la inferenziale, la differenziale.

La dimensione referenziale sottolinea la necessità di porre un rapporto fra il significato e la realtà. È il problema del riferimento inteso come rinvio e ancoraggio al reale. Senza tale rinvio e ancoraggio si cadrebbe in un totale soggettivismo e relativismo.
La dimensione inferenziale pone in evidenza l'organizzazione cognitiva dei significati. Questa organizzazione cognitiva implica che i significati hanno dei rispettivi nei concetti, intesi come costrutti mentali in grado di rappresentare, categorizzare e definire gli oggetti e gli eventi della realtà. Concetti e significati costituiscono due livelli distinti, anche se interdipendenti.
La dimensione differenziale sottolinea che il sistema comunicativo della lingua, al pari di qualsiasi altro sistema di comunicazione, contribuisce a costruire il significato di una parola, poiché le strutture semantiche di una frase o di un testo vincolano le rappresentazioni mentali che accompagnano la sua enunciazione.
(Anolli, 2002, pp. 154-155)

Per spiegare la complessità del significato si fa riferimento o alla semantica a tratti o alla semantica del prototipo.

Nella semantica a tratti il significato di una parola è scomponibile facendo ricorso a due condizioni:

  • il significato è scomponibile in tratti semantici considerati come condizioni necessarie e sufficienti (CNS) per la sua formazione;
  • il numero dei tratti semantici costituisce un inventario limitato.
    (Anolli, 2002, p. 166)
Le componenti del significato sono proprietà analitiche assolute.

Le proprietà necessarie costituiscono l'identità del significato, mentre le proprietà accidentali sono solo contingenti.

Il significato di una parola è univoco.

Il problema del modello è che non consente le posizioni intermedie e inoltre che, distinguendosi tra conoscenza direzionale ed enciclopedica, non si considera che entrambe sono conoscenze del mondo mediate dall'esperienza individuale.

Non si da spazio poi a una zona di vaghezza semantica.

Nella semantica del prototipo si considerano il processo di categorizzazione e quello di classificazione.

L'attività di categorizzazione rende possibile il pensiero e l'organizzazione del mondo.

Consiste nel segmentare la realtà e le esperienze in categorie.

È realizzata secondo due dimensioni:

  • verticale, che consente il collegamento delle diverse categorie attraverso il processo di inclusione;
  • orizzontale, che consente di istituire delle relazioni tra i membri di ogni categoria.
Il prototipo inizialmente, nella teoria standard del prototipo, veniva inteso come il rappresentante migliore di una data categoria.

Tramite il principio di somiglianza e di analogia, si potevano confrontare i vari elementi di una categoria con il prototipo stesso, per determinarne l'appartenenza categoriale.

Si è notato in seguito che i criteri che decidono dell'appartenenza a una categoria non sono però gli stessi che decidono della rappresentatività.

La validità dell'indizio non può poi spiegare della distintività delle proprietà.

Con la teoria estesa del prototipo si è passati al concetto di prototipo come costrutto mentale: un insieme di proprietà astratte salienti che distinguono una categoria da un'altra.

Si distingue tra:

  • le proprietà essenziali: le proprietà comuni a tutti i membri di una categoria;
  • le proprietà tipiche: proprietà specifiche aggiunte, soggette a eccezioni e cancellabili.
Mill a metà Ottocento distingueva il significato in:
  • denotativo, che fa riferimento al significato specifico, primario, convenzionale e neutro di una espressione;
  • connotativo, che costituisce il significato aggiunto al significato primario.
Questa dicotomia non più in uso, in quanto si tende a vedere il significato come totalità unitaria, è stata ripresa distinguendo tra:
  • significato letterale, ovvero il significato primario generato dalla combinazione linguistica del significato delle singole parole di una frase;
  • significato figurato, ovvero il significato secondario, dato dall'impiego in modo simbolico e traslato del significato letterale.
Per quanto riguarda l'intenzionalità comunicativa, essa è il risultato della negoziazione tra gli interlocutori.

È strettamente connessa con l'azione e lo scopo, orienta la scelta di mezzi e correttivi per raggiungere la meta.

Si traduce in atti comunicativi, che portano alle interazioni interpersonali, su cui si costruisce la rete di relazioni.

 
 4.2 I principali metodi utilizzati per l'analisi dei documenti 

 4.2.1 L'analisi del contenuto 

Vi sono vari metodi per praticare l'analisi dei documenti.

I variegati approcci vengono spesso integrati nella ricerca.

La corrente funzionalista ha utilizzato maggiormente il sistema dell'analisi del contenuto, metodo non legato alla linguistica, che consente di analizzare il contenuto manifesto delle comunicazioni con rapidità e in maniera sistematica.

Per Berelson (1952) si tratta di una "tecnica di ricerca per la descrizione oggettiva, sistematica e quantitativa del contenuto palese della comunicazione" che è il "comune terreno d'incontro tra emittente, destinatario e analista (Berelson, 1952).

Denis McQuail, nel manuale "le comunicazioni di massa" sostiene che:

Il contenuto dei media viene spesso utilizzato come una prova dei seguenti elementi:
  • la prestazione sistematica, in termini di quantità o di tipo o di prodotto di un'organizzazione dei media,
  • la società o la cultura al cui interno è prodotto,
  • i produttori e le loro intenzioni,
  • l'organizzazione dei media, ed il loro modo di operare,
  • i linguaggi, i formati, e i codici utilizzati per registrare o per comunicare un significato,
  • le eventuali audiences e il loro interesse,
  • la qualità di un determinato insieme di contenuti misurata secondo criteri esterni,
  • i possibili effetti o l'efficacia nel raggiungimento di determinati obiettivi.
    (McQuail, 1993, p. 196)

Il procedimento per effettuare l'analisi dei testi consiste nei seguenti passi:

  • si sceglie il corpus dei documenti, considerato in una frazione temporale,
  • si divide il contenuto in item, seguendo criteri esogeni,
  • si raggruppano questi elementi in categorie, codificandole,
  • si trattano i dati raccolti quantitativamente (per frequenza o legami, per esempio).

L'oggettività della procedura è data dalla riproducibilità, ovvero dal fatto che, utilizzando lo stesso metodo, si dovrà addivenire agli stessi risultati.

Si tratta di un metodo che però è stato soggetto a numerose critiche:

  • mancanza di profondità dell'analisi,
  • costituzione di categorie banali di interpretazione,
  • soggettività nell'attribuzione dei punteggi da parte dei codificatori,
  • isolamento dei dati dal contesto,
  • rigorosità della sola analisi tematica del contenuto.

Denis McQuail sottolinea come "il risultato dell'analisi del contenuto è un nuovo testo, il cui significato può, o deve, differire dal materiale originale".

Si produce "una forma di lettura del contenuto che nessun lettore reale effettuerebbe in circostanze naturali" ovvero si dà luogo a un nuovo costrutto che va anch'esso interpretato (McQuail, 1993, p. 206). Per Thompson (1998), l'analisi dei testi presenta dei problemi:

I testi vengono esaminati in sé e per sé, senza relazioni né con gli obiettivi e le risorse di chi li ha prodotti, né con i modi in cui chi li riceve li utilizza e comprende. Produttori e destinatari sono persi di vista, e l'analista o il critico si concentra su una forma culturale che, piuttosto artificialmente, astrae dalle condizioni sociali della sua produzione, circolazione e ricezione.
(Thompson, 1998, p. 59)

 
 4.2.2. La semiotica semionarrativa 

Per Greimas, nella prospettiva della semiotica semionarrativa, si possono distinguere tre livelli in una storia:

  • il livello profondo, assiologico, costituito dai valori che orientano la società;
  • il livello narrativo, che organizza i valori di base in narrazioni;
  • il livello di superficie, discorsivo, quello costituito dai segni o dettagli che costituiscono l'originalità di una storia.

Come sottolinea Eleonora Fiorani in "Grammatica della comunicazione":

... la semiotica semionarrativa postula che il senso si produca per generazione e da una base fondamentale di valori costitutivi del gruppo sociale. Questi valori vengono messi in scena per mezzo di strutture narrative, arricchendole di figure e oggetti della vita di tutti i giorni. Attraverso questo percorso il senso viene trasformato in una determinata significazione.
(Fiorani, 1998, p. 172 -173)

Il quadrato semiotico greimasiano permette di mettere in luce la competenza semantica e quella modale (della persuasione e manipolazione).

Contrappone i valori di base del protagonista di un racconto ai valori d'uso, strumentali e limitati.

 
 4.2.3. L'analisi strutturale 

L'analisi strutturale, utilizzata da Roland Barthes, è legata alla semiologia, che studia il sistema dei segni all'interno della vita sociale.

Questo tipo di analisi non quantitativa mira alla ricerca del significato contenuto nel messaggio.

Dalla denotazione, che è il primo livello di senso che tutti condividono, si passa alla scoperta della connotazione.

La scomposizione del corpus dei documenti è relativa agli elementi di significato ritenuti pertinenti.

Si può, per esempio, suddividere il testo per funzioni.

Nella scoperta dei legami nascosti, delle connotazioni e dei miti del linguaggio della cultura di massa, Barthes ha visto uno strumento per denunciare le ideologie e le rappresentazioni nascoste della società, finendo per convergere con la tradizione critica.

Opponendosi a Barthes, Edgar Morin si chiede se sia legittimo isolare degli elementi di significato dal testo mediatico.

Ciò che egli critica è la costituzione di sistemi di significato autonomi astratti dalle condizioni di esistenza che sole possono dotarli di senso.

 
 4.2.4. L'analisi del discorso e le sue evoluzioni 

L'analisi del discorso è un'area di studio di natura interdisciplinare.

Gli oggetti di studio delle discipline che vi fanno capo (linguistica, psicologia, psicologia sociale, sociologia, antropologia, semiotica) vengono trattati nel contesto degli scambi comunicativi e della produzione discorsiva.

Storici e politologi hanno usato lo strumento dell'analisi del discorso per ridurre ampi corpus di testi a una serie di enunciati soggiacenti articolati.

Come sottolinea Marcello Maneri, secondo questa metodologia d'analisi il senso viene ricavato dalla presa in considerazione di molteplici piani.

Il testo è visto nella sua totalità, in riferimento a elementi contestuali e co-testuali.

Questo tipi di analisi mira a cogliere le difficoltà specifiche del materiale verbale.

Si concentra sulla lessicologia, constatando che il senso delle parole nasce dal loro uso nel contesto di riferimento.

Studia le associazioni e le marche d'identità, per esempio.

Tutto ciò conduce a un lavoro di interpretazione parziale, contingente e mirato.

Si guarda a come gli individui elaborano e sostengono una propria interpretazione degli eventi.

Sono stati individuati i tratti costitutivi del discorso dei media, caratterizzato da una specifica struttura narrativa e composto di sottogeneri.

In ognuno di essi si sono individuate peculiari modalità di costruzione del testo e peculiari modalità di interazione fra il testo e il contesto.

Negli anni Ottanta si sono diffusi gli studi sulla ricezione, che hanno valorizzato la tesi del pubblico attivo e hanno dato conto della ricchezza delle interpretazioni a cui può esser soggetto uno stesso documento.

Per Thompson (1998, pp. 58-64), la ricezione:

  • è un'attività e non qualcosa di passivo: i destinatari possono rielaborare i contenuti in modi piuttosto lontani dagli obiettivi e dalle intenzioni di chi li ha prodotti;
  • va collocata in un contesto storico-sociale preciso;
  • va considerata un'attività di routine, una delle pratiche consuete della vita quotidiana;
  • costituisce una funzione esperta, nel senso che dipende da un ventaglio di capacità e conoscenze acquisite;
  • è un processo ermeneutico, di interpretazione, attraverso cui gli individui attribuiscono un significato ai prodotti dei media.

L'interpretazione è, per Gadamer (1985), un processo attivo e creativo nel corso del quale l'interprete applica al messaggio che cerca di comprendere una serie di assunzioni e aspettative.

Appropriarsi di un messaggio significa anche farlo proprio, assimilarlo e incorporarlo nella propria vita.

I messaggi dei media vengono trasformati, al di là del contesto di ricezione, in un processo di continua narrazione e reinterpretazione.

Per Thompson (1998) "per mezzo dei messaggi e dei contenuti di significato forniti (tra le altre cose) dai prodotti dei media, plasmiamo attivamente la nostra identità" (Thompson, 1998, p. 64).

Anche la tradizione di ricerca dei cultural studies (entro l'approccio critico della Scuola di Birmingham) ha fornito importanti contributi: si preoccupa della penetrazione della cultura mediatica negli ambienti popolari e di come l'ideologia contenuta nei testi mediali sia letta dal pubblico.

Hall (1980) ha proposto un modello di codifica-decodifica del discorso mediale, in cui il testo mediale è stato situato tra i produttori (che costruiscono il significato) e il pubblico (che decodifica il significato in base alle sue condizioni sociali e ai suoi schemi interpretativi).

Tramite questi studi si è pervenuti alla conclusione che non vi siano interpretazioni universalmente condivise da tutti.

La semiologia si è evoluta, accettando l'idea che il senso del testo non sia un universo chiuso.

Si è alla fine messa in risalto la dimensione pragmatica del testo, considerando il problema della simmetria tra produzione e ricezione.

A un certo punto si è ritenuto più importante andare ad articolare gli elementi del messaggio piuttosto che conteggiarli.

Nelle ricerche qualitative sulla ricezione si valuta se il pubblico ha, e in che modo, un contatto col documento che si vuole esaminare.

Per fare ciò si può ricorrere a dei sondaggi che, però, oltre ad essere costosi, vanno anche preparati bene affinché risultino significativi.

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