La scuola vista dal web: comunicazione, identità e cultura nei siti internet delle scuole superiori di Milano |
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3. I nuovi media3.1. Definizione e potenziale dei nuovi media
Sempre Calvani aggiunge:
Per Calvani l'utilizzo dei nuovi media comporterà nuove possibilità per la mente umana:
Per Thompson (1998, p. 121) lo sviluppo dei media induce a "creare nuovi tipi di azione e interazione e nuove forme di relazioni sociali" e determina "una complessa riorganizzazione dello spazio e del tempo". Proprio per l'elevato potenziale di questi nuovi mezzi non è possibile lasciare completamente al caso il loro sviluppo e utilizzo. Come sostiene Van Dijk (2002, p. 17), esiste un problema di equità sociale, dal momento che alcune categorie di persone partecipano più di altre alla società dell'informazione, e dal momento che i costi della tecnologia dell'informazione determinano la creazione di gruppi numerosi di "disadattati", con un'intensificazione conseguente delle disuguaglianze sociali già esistenti. Inoltre, come sostiene Kubicek (1988), i nuovi media possono distruggere la qualità delle comunicazioni faccia a faccia, rendere le relazioni di lavoro più formali e, più in generale alterare l'ecologia sociale (l'ambiente sociale). Anche per quanto riguarda la democrazia, l'utilizzo dei nuovi media potrebbe consentirne un rafforzamento, oppure viceversa un indebolimento. Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC, o all'americana ICT, Information and Communication Technologies) sono i nuovi media digitali, nati intorno agli anni Settanta. Comprendono tutto il software, le interfacce e i dispositivi che si collegano ai computer e che consentono, tramite l'uso di un supporto tecnologico teso alla elaborazione di sistemi simbolici, la costruzione, negoziazione e condivisione di significati. Per progettare e introdurre reti di informazione e comunicazione è necessario prendere decisioni a più livelli. La valutazione tecnologica (TA, technology assessment) consiste nella discussione sulle varie opzioni possibili per l'incremento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Per Van Dijk "la questione chiave nella TA è: la tecnologia può essere sviluppata in modo attento alle esigenze sociali?" (Van Dijk, 2002, p. 18). Per Van Dijk, "nella storia dei media si sono verificate diverse rivoluzioni nelle comunicazioni, che possono essere divise in strutturali e tecniche" (Van Dijk, 2002, p. 22). Le rivoluzioni strutturali danno luogo a cambiamenti fondamentali nelle coordinate di spazio e tempo. Le rivoluzioni tecniche delle comunicazioni realizzano invece un cambiamento fondamentale nella struttura delle connessioni, delle memorie artificiali, nella riproduzione dei loro contenuti. I nuovi media possono a tutti gli effetti considerarsi una rivoluzione strutturale, in quanto segnano la fine della distinzione tra i media che sono fissi nello spazio e nel tempo e quelli che scavalcano queste dimensioni: i nuovi media sono infatti una combinazione di media in linea e di media che non lo sono (Van Dijk, 2002, p. 22). D'altra parte si è avuta anche una rivoluzione tecnica con l'introduzione delle memorie artificiali digitali e della trasmissione e riproduzione digitali. Per Van Dijk (2002):
Come ci viene suggerito da Paolo Ferri nel libro "La rivoluzione digitale", il digitale e la convergenza tecnologica, ovvero la progressiva integrazione in formato digitale dei diversi media, hanno:
Un altro cambiamento strutturale, che è stato determinato dall'attuale rivoluzione delle telecomunicazioni, è la svolta della comunicazione mediale interattiva. Con i nuovi media interattivi è possibile stabilire comunicazioni sia bidirezionali che multidirezionali. Inoltre sono stati migliorati il sistema di consultazione e le opportunità di registrazione e si è allargato il modello della conversazione. I nuovi media hanno dato la possibilità di combinare voci, dati, testo e immagini nella comunicazione mediale, rendendola competitiva nei confronti della comunicazione faccia a faccia (Van Dijk, 2002, p. 25 -30). Considerando le caratteristiche oggettive dei media e le caratteristiche intersoggettive del loro uso si può individuare la loro capacità di comunicazione. Per Short (1976), seguendo l'approccio oggettivo in ambito sociopsicologico, il concetto di presenza sociale mette in risalto la socievolezza, il calore, l'informazione personale e la sensibilità della comunicazione faccia a faccia rispetto ai media, che sono in grado di trasmetterli solo in modo limitato. Anche per quanto riguarda la ricchezza informativa i media si troverebbero in svantaggio rispetto l'interazione faccia a faccia. Entro l'approccio socioculturale i processi intersoggettivi di costruzione sociale sono stati maggiormente enfatizzati. Fulk (1987) ha sviluppato un modello sociale di elaborazione dell'informazione e ha guardato a come i media siano effettivamente usati nella pratica di tutti i giorni e trasformati intersoggettivamente in vista dell'elaborazione sociale dell'informazione. Anche per Walther (1992), Spears e Lea (1992) - che hanno sviluppato la teoria dell'identità sociale - la comunicazione mediale e quella faccia a faccia finiscono per divenire equivalenti, in quanto le persone trasportano la propria identità sociale, culturale e personale nelle comunicazioni, compensando così i limiti del medium. Secondo Van Dijk (2002, pp. 33 -35), che integra l'approccio oggettivo a quello intersoggettivo, è necessario confrontare strutturalmente le capacità comunicative dei nuovi e vecchi media. Van Dijk rileva come siano caratteristiche salienti nei nuovi media:
Rileva invece come siano caratteristiche specifiche della comunicazione faccia a faccia:
La trasformazione tecnologica ha portato con sé la trasformazione economica e sociale, nel passaggio dalla società dei mass-media alla società dei personal media, dove alla comunicazione uno-tutti si è sostituita la comunicazione molti-molti. Pierre Lévy in "L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio" parla di sostituzione alle tecnologie molari, che si rivolgono a individui massa, delle tecnologie di natura molecolare, che evitano invece la massificazione. Nei media digitali assume una grande importanza l'immagine nelle sue varie forme. Bettetini ci suggerisce in "La simulazione visiva" che "l'osservatore si connette all'immagine e l'immagine all'osservatore (Bettetini, 1991, p.89). L'immagine è frutto proprio dell'interazione tra osservatore e immagine. Un'altra caratteristica interessante dei nuovi media è la capacità di simulazione. Secondo Bettetini (1991), la simulazione rimanda al fenomeno di significazione, in quanto interessa sia l'ambito mentale che quello sensoriale. Ma nella realtà virtuale l'immagine non ha necessariamente un referente reale e quindi il passo ulteriore ci conduce alla considerazione della virtualità del reale. I nuovi media, e soprattutto l'ipertesto, hanno anche fatto evolvere la scrittura, modificando il rapporto stesso tra autore e lettore, che è ora chiamato a interagire maggiormente col testo, potendo scegliere il suo percorso di lettura all'interno delle possibilità date. Come dice Landow in "L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria":
L'organizzazione e la gerarchia interna delle parti del testo non ha più una strutturazione lineare, bensì a rete, e consente quindi molteplici attraversamenti al lettore, che diviene più attivo di quanto non sia mai stato nel passato. Un altro dei problemi che maggiormente si pongono all'attenzione è quello che riguarda chi controlla i nuovi mezzi di diffusione del sapere.
Bianca Maria Varisco nel saggio "Nuove tecnologie tra teoria e pratica didattica: le teorie a supporto della multimedialità", mette in evidenza cinque importanti approcci teorici elaborati riguardo la multimedialità, ipermedialità, telematica e realtà virtuale. Sono:
In particolare, secondo l'approccio socio-tecnologico di McLuhan, i cambiamenti dei sistemi di comunicazione determinano mutamenti socio-culturali, e i media possono considerarsi estensioni delle nostre facoltà, in quanto consentono l'espansione dei nostri sensi. Anche secondo de Kerckhove le tecnologie operano profonde modificazioni nel modo di pensare dell'uomo, che è un ecosistema biologico, in continuo dialogo con la tecnologia e la cultura, il quale si sta trasformando in un entità bionica. Secondo l'approccio socio-linguistico di Ong, l'umanità ha attraversato tre fasi:
Nella fase dell'oralità secondaria vi è quindi un recupero della partecipazione collettiva, dovuto al contributo delle tecnologie elettriche ed elettroniche, che ridimensiona la privatizzazione della mente della fase precedente che privilegiava la scrittura. Nell'approccio psico-pedagogico di Bruner (1971) si trova l'affermazione che l'intelligenza è "interiorizzazione degli utensili determinati da una data cultura". La costruzione di strumenti è per Bruner una delle forze dell'umanizzazione e gli strumenti sono visti come amplificatori dei poteri umani. L'uomo è quindi condizionato nel pensare dagli strumenti messi a disposizione dalla cultura. Anche per Olson l'intelligenza è padronanza e abilità in un particolare medium. Per Olson c'è continuità tra processi percettivi e cognitivi. Inoltre Olson sostiene la necessità di un insegnamento-apprendimento multimediale, in quanto i mezzi della comunicazione e quelli dell'istruzione sono visti come vie per raggiungere scopi diversi, che si rapportano ad altrettanti modi d'essere intelligenti. Gardner sviluppa proprio il concetto di "intelligenze multiple", che si ricollegano a un uso privilegiato di differenti sistemi simbolici proposti in specifici contesti culturali. Gardner stesso afferma che "la capacità di affrontare un problema usando la tecnologia più recente e di trattare elettronicamente dati ed eventi può contribuire in misura significativa a promuovere l'apprendimento negli studenti (Gardner, 1991). Per Patricia Greenfield, ciascun media tecnologico stimola processi sensoriali, di pensiero e stili comunicativi specifici. L'apprendimento integrale si avrà integrando tra loro i diversi mezzi di comunicazione. Nell'approccio psico-tecnologico di Bransford vengono coniugati l'apprendimento ancorato al reale e l'apprendimento generativo, sollecitato dalla narrazione multimediale di avvenimenti problematici di vita reale. Spiro ha elaborato la Teoria della Flessibilità Cognitiva, che è "l'abilità di ristrutturare spontaneamente le proprie conoscenze in molti modi, in risposta adattiva al cambiamento radicale delle richieste situazionali (Spiro, Jehng, 1990, p. 165). Affinché si giunga a questa flessibilità è necessario saper rappresentare la conoscenza mediante dimensioni multiple. Attraverso l'utilizzo dei casi è possibile rendere la complessità e variabilità concettuale legata a un dominio di conoscenza. Un medesimo materiale può essere esplorato da differenti prospettive concettuali. Lo sviluppo di ambienti d'istruzione multimediali può permettere la generazione automatica di sequenze di casi. Marlene Scardamalia ha invece implementato un ambiente ipermediale integrato per la costruzione di un database condiviso al fine dell'apprendimento collaborativo in rete. L'obiettivo di questo sistema è produrre apprendimento intenzionale, tramite il coinvolgimento in un processo d'expertise, all'interno della scuola vista come comunità d'apprendimento. Infine, nell'approccio tecno-antropologico di Lévy si parla delle tecnologie dell'intelligenza, ovvero delle tecnologie collettive della percezione, del pensiero e della comunicazione. Per Lévy le strutture derivano da "un mondo variegato, mescolato, i cui effetti di soggettività emergono da processi locali e transitori (Lévy, 1990). Le strutture sono il prodotto di dinamiche ecologiche concrete. La tecnica si definisce in relazione alle modalità sociali d'uso delle sue potenzialità, ed è un forte fattore di trasformazione delle possibilità di produzione cognitiva. L'atteggiamento di Lévy di fronte alla conoscenza è costruttivista e situato. Per Lévy è l'atto comunicativo che definisce la situazione che dà senso ai messaggi. Ogni nuovo messaggio rimette in gioco il contesto. La situazione è ridefinita ininterrottamente dal processo di interpretazione collettiva in atto. Per Lévy la struttura ipertestuale spiega tutti quegli aspetti della realtà in cui entrano in gioco le significazioni, come la comunicazione e i processi sociotecnici. L'ipertesto è la metafora della teoria ermeneutica della comunicazione, il cui focus è la significazione. Ogni persona, attribuendo a un messaggio un suo senso, si costruisce un suo ipertesto. Il senso comune è l'elaborazione collettiva di un ipertesto. Per Sherry Turkle il computer è un mezzo costruttivo e proiettivo, che sollecita riflessioni sui propri processi cognitivi, affettivo-emotivi e motori. In particolare Turkle si è occupata della cultura della simulazione, nata con l'introduzione sul mercato di sistemi che utilizzavano l'interfaccia grafica, interessandosi al problema delle plurime identità e del Sé molteplice e flessibile. I confini tra il reale e il virtuale si sono andati via via assottigliando. L'anonimato degli spazi virtuali ha reso possibile la costruzione di nuovi Sé e ha dato la possibilità di vivere vite parallele (come nei MUD, domini a più utenti). Anche nelle Chat, forum di discussione in tempo reale, è possibile interpretare varie maschere. Il Sé, con le nuove possibilità offerte dal mondo virtuale, diviene più flessibile e proteiforme.
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