L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


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INTERVISTA A FRANCO, 71 ANNI, CONIUGATO, DUE FIGLI MASCHI SPOSATI, PROVENIENTE DA FAMIGLIA NUMEROSA.

Quando viveva nella sua famiglia d’origine , lei ricorda di aver visto fotografie che ritraevano suoi familiari?

Si.

E’ a conoscenza di chi avesse scattato queste fotografie?

No, probabilmente mio padre, ma non ricordo l’atto fisico di qualche d’uno che faceva le fotografie, questo non lo ricordo.

Fotografi esterni alla famiglia, forse?

Qualcuno della famiglia: cugini di mia madre, di mio padre no, perché c’era solo sua sorella e basta, di conseguenza non era in grado assolutamente di fare un lavoro del genere.

Allora erano solo gli uomini a fare le fotografie?

Sì, senz’altro, quello sì.

Chi si occupava nella sua famiglia della conservazione e archiviazione delle fotografie? E in che modo?

Io ricordo che c’era qualche album, una volta si usavano con tutti gli angolini, che si metteva dentro: qualcosa mi ricordo ancora, molto vago perché son 50 e rotti anni che...

Le foto erano tutte ordinate?

Sì.

Ricorda quali sono stati gli eventi e le persone più fotografati?

In assoluto le mie sorelle, però non so da parte di chi; comunque mi ricordo che c’erano fotografie di mia sorella e poi c‘era una foto, quella me la ricordo, vicino a casa nostra in Piazzale Libia. C’era mia mamma, mia nonna, mia nonna che era la mamma di mio papà, e poi me ne ricordo una con mio papà in Piazza del Duomo, proprio questa qua: è un ricordo che ho proprio presente ecco, diciamo così, poi altre fotografie, ma quasi sempre di mie sorelle.

Come mai sue sorelle erano fotografate di più, secondo lei?

Perché erano le più invadenti, poi erano personaggi importanti...

A loro piaceva farsi fotografare, che lei sappia?

Non so se gli piaceva, ma era una conseguenza del loro atteggiamento.

Lei guardava le foto di famiglia principalmente da solo o insieme ad altri?

No, non è che io le guardassi, però me le ricordo, poiché erano, diciamo, in casa. Non mi ricordo di essere mai andato a cercare le fotografie da solo nell’armadio, non ho presente.

Guardava forse le fotografie mentre altri le consultavano?

Probabilmente le guardavo, perché mie sorelle le guardavano, essendo loro più grandi di me; ma io ero in casa ricordo fino ai 13, 14 anni. Poi dopo le famiglie subiscono delle metamorfosi. Sì, comunque senz’altro ero a ruota di una loro visione.

Quando consultava le foto insieme ad altri, che particolari le venivano riferiti (date, circostanze, storie)?

No, non mi sembra.

Può descrivermi la foto che meglio ricorda, in cui comparivano tutti i componenti della sua famiglia? Anche parenti, se vuole...

Sì, ce n’è una: è il venticinquesimo anniversario di matrimonio dei miei. Su un terrazzo dove abitavamo prima, era un terrazzone che sarà stato lungo 9 metri. Tutti in foto, noi cugini. C’era una montagna di persone Ecco quella lì me la ricordo proprio come fosse in evidenza.

E cosa le rievoca il ricordo di questa foto?

Non so, ecco, forse perché allora eravamo molto uniti, anche tra cugini, e lì era proprio una fotografia di gruppo, proprio ci saran state 10, 15 persone, ecco, quello sì, quello lì me lo ricordo proprio, parlando di fotografie quella lì e saltata fuori.

Certo, e invece può descrivermi la foto di un parente che l’ha colpito per qualche motivo?

No, non ricordo. Tieni conto che le fotografie una volta non erano una consuetudine come adesso, che sono il pane quotidiano. Una volta le fotografie erano degli eventi: c’era sempre qualche festa o qualche cosa di speciale, pertanto non ricordo. Ricordo di me e di mio papà in Piazza del Duomo, proprio quella lì, perché io andavo con mio papà, la domenica. Mi portava a mangiare il panettone, eccoci. Son quelle cose che ti rimangono, però, niente: solamente quello, eravamo io e lui.

Quella foto le rammenta il rapporto con suo padre?

Beh, c’era un buon rapporto in un certo senso, per quello. Sarò stato un ragazzino di 6 o, 7 anni lì. Ero un bambino così... Sì, forse anche per quello, perché anche se io ero con mio papà, non è che fosse uno di quelli...però io ricordo che per lo meno la domenica si andava. C’era sempre questa opportunità, per quanto mi riguarda, di andare a fare un giro, e ricordo che mi portava anche a teatro, così una roba molto , diciamo, diluita nella memoria, però quella lì me la ricordo, perché mi sembra di vederlo, eccoci. E’ la memoria di un ricordo piacevole.

C’è un altro episodio simpatico o divertente che lei può ricollegare ad una fotografia?

No.

C’è un episodio drammatico o triste che lei può ricollegare a una fotografia? Che le è stato raccontato guardando una foto?

In ambito familiare, no. Non è riferito alla mia famiglia. E’ del figlio di L., che è morto in moto 7, 8 anni fa. Ho una fotografia in casa, e tutte le volte che la vedo, diciamo così, dato che ce l’ho su attaccati al muro, mi viene in mente, perché è un ragazzo che è venuto su insieme a noi, diciamo; sarà 15, 20 anni che ci frequentavamo, con più o meno assiduità. E’ un caso però, fuori della cerchia familiare, fa parte però del gruppo degli affetti, degli amici.

Si ricorda a che epoca possono risalire le foto più vecchie dei suoi familiari , di cui si parla?

Fino al 1940/41, non dopo, perché dopo c’era la guerra e lì c’è stato un gran trambusto, perché non eravamo a Milano, eravamo via. Fino a quel periodo lì, sì.

Che sensazione le comunicano queste foto?

Mi fa sempre piacere rivederle, quello sì, perché ti richiama alla tua gioventù, in un certo senso, anche se magari io non appaio, perché ce ne sono altre dove c’è su mia nonna, mia mamma o così, no? C’erano... adesso non so neanche più dove sono, perché probabilmente sono state prese solo da lei.

Qual è la foto che ritrae suoi familiari, a cui lei si sente più legato, per qualche motivo?

Quella lì del parentado, in occasione del venticinquesimo. Quella lì sì mi ricorda, mi richiama in un certo senso un qualche cosa....se no il resto...Quella è la più significativa, perché era stata fatta a una cerimonia, sai allora si usava, e di conseguenza era un occasione di festa, per festeggiare, più che altro probabilmente era quello, che non è che ci fossero tanti motivi di far festa allora, no? Era abbastanza una cosa rara, molto rara, però penso che sia sempre quella...non ce ne sono moltissime, ma è una di quelle importanti.

Mi può dire in quale modo principalmente è venuto a conoscenza di storie che riguardano il passato della sua famiglia? In quale circostanza le sono state narrate...

Da parte di mio papà no, perché lui è venuto su dalla Sardegna e quando è venuto via lui ha portato su la mamma e la sorella. Da parte di mia mamma ricordo i familiari di lei, mio nonno e la mia nonna, che avevamo una certa assiduità ad andare a visitarli.

Erano loro che le raccontavano le storie di famiglia?

Forse era mia mamma, che parlando della sua gioventù mi ha messo, diciamo, a conoscenza di fatti, che adesso non ricordo, ma riconducibili alla vita fatta con i nonni, parlando di cose, sai, di quando erano loro giovani... e di conseguenza, forse, in questa occasione qua, che posso dire di conoscere qualche cosa riferita alla famiglia di mia mamma. Mio papà, come ti ho detto...non c’è nessun contatto, perché poi dopo la nonna è rimasta in casa insieme a noi, era una donna cieca, di conseguenza...c’era questo aggancio ma molto labile.

Quindi conosce di più la storia della famiglia materna?

Si, perché la nostra frequentazione è sempre stata riferita alle parentele della mamma: sorelle, mamma e papà, cioè nonna e nonno, e c’era uno zio, però dopo ruotava tutto intorno alla famiglia di mia mamma, come sorelle. C’era una sorella, due, tre, un fratello, due fratelli: zio Paolo, zio Piero, Vittoria. Erano in cinque sì, e tutti avevano uno o due figlie, era una bella banda. E c’era una frequentazione molto assidua, perché allora ci si frequentava molto d più rispetto adesso. Forse non c’erano altri divertimenti. E’ tutto in funzione di questo: era meno dispersiva, era più sentita, più vissuta, eccoci.

Lei ritiene che la consultazione di foto di famiglia l’abbia favorita nella conoscenza di storie familiari?

No, sono soggetti e momenti a sé stanti, presi e congelati lì, non è più di altro.

Prova una sensazione di maggior appartenenza alla storia familiare, grazie alla consultazione di foto?

No, la mia appartenenza è dovuta proprio alla frequentazione fisica e assidua dei vari componenti. La fotografia è sempre qualcosa di abbastanza marginale. A parte il fatto che ci si ricorda o no, e che però non era significativa. Può essere uno spunto per ricordare più che per raccontare, però no, altro che questo non credo.

Esistono ancora materialmente le foto di famiglia di cui si parlava?

Penso di sì.

Chi le conserva?

Io. Senz’altro ci sono e le conservo io.

In che modo le archivia?

Gli originali ce li ho io e sono uniti alle foto che ho io. Sono state integrate, fanno parte del mio patrimonio fotografico personale della famiglia mia e di conseguenza le tengo tutte insieme. Io non butto via niente, anche quelle brutte non le butto via, contrariamente a qualcuno di casa mia, che quando dice "non sono riuscita...":non mi interessa , per me la fotografia è un documento. Bella o brutta è un documento e se non hai altri ricordi c’avrai quello, e poi puoi ricostruire su questa base quello che ti può interessare al momento. Comunque, in un angolino ci sono: dove ho tutte le fotografie.

Ha mai litigato per il possesso di una foto?

No, perché poi mi sono state fregate un sacco di fotografie, ma duplicate. Son state prese e di conseguenza non ho mai apposto... erano in disordine, questo sì, ma non penso di averne date mai via. Le mie sono mie, al limite quando si fanno fotografie...se so di un atro le faccio stampare e poi le ridò. E’ normale che io faccia così. Se faccio una fotografia e ci sono su io e mi interessa: faccio la copia e tengo o la copia o l’originale, anche di altri, perché son maniaco delle mie cose, sono un maniaco, sono un preciso

Possiede foto che sono state ritagliate, anche per motivi tecnici?

No, beh... ce ne ho una sola, una nel portafoglio, ma ritagliata, non per una questione che le altre parti del soggetto non mi interessano... è perché per questioni di spazio c’era un soggetto che mi interessava: la foto della Franca. Ce l’ho da 30 anni nel portafoglio.

Quindi non glielo hanno mai rubato, è fortunato. Come le è sembrata questa intervista?

Beh. Curiosa: nel senso che vuole, vuole, non so, ricostruire una memoria, in un certo senso, anche se in questo momento qua ero lontano 100 Km dal pensare un fatto di questo genere, che si potesse, in funzione di alcune domande, ritornare indietro nel tempo, perché in effetti son ritornato indietro di 50 anni, di 60, di 65 anni, mi correggo i 50 anni di prima. Sono 67 anni perché mi ricordo che avrò avuto 5 anni, in quella fotografia che era emblematica. Io ricordo di mio papà ed io piccolino lì in Pazza Duomo con i piccioni. Mi sembra di ricordarmi. Pertanto sono 65 anni: è una cosa che può anche fare piacere, cioè è una parentesi in un momento di routine, che senz’altro non è negativa.

C’è qualcosa che io non le ho chiesto, che riguarda l’argomento foto, e che desidera aggiungere?

Vorrei averne fatte di più ed averle fatte meglio. Perché non mi sono mai dispiaciute come oggetto di memoria, ecco, anche senza dargli tanta importanza... Perché a un bel momento tu le fai così... Magari dopo, nel tempo appunto, ti vengono in mente. Ma io ogni tanto le fotografie le vado a riguardare, indipendentemente da tutto... E’ un piacere. Le associo a un piacere. E ogni tanto, o per metterle a posto, ti capita e le guardi... Di conseguenza è una cosa questa qua, è l’unica cosa che posso dire a coronamento di questa intervista. Senz’altro è importante. E’ un argomento importante nella vita di una persona, diciamo, perché senza voler andare a fare delle cose arrampicate sugli specchi, ma comunque, rappresenta una parte importante dell’esistenza.

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