L’album fotografico, la conservazione delle foto di famiglia e il trasferimento della memoria familiare

Michela Giangualano


Home
 La ricerca

Premessa
Introduzione
Principi teorici di riferimento
Il metodo
Altri spunti di ricerca
 Analisi delle interviste

Anna
Maria
Franco
Giovanni
Comparazione delle quattro interviste per argomenti
Conclusioni
 Allegati

Schema dell'intervista
Intervista ad Anna
Intervista a Maria
Intervista a Franco
Intervista a Giovanni
Scarica la ricerca in formato PDF
Bibliografia e link utili
Informazioni varie
E-mail

Intervista a Giovanni

Newsletter gratuita «Libri di Storia»
INTERVISTA A GIOVANNI, 33 ANNI, CELIBE, PROVENIENTE DA FAMIGLIA COMPOSTA DA MADRE, PADRE, FRATELLO, SORELLA E LUI.

Nella tua famiglia di origine ricordi di aver visto fotografie che ritraevano i tuoi familiari?

Si.

Sai chi scattava le foto nella tua famiglia?

Beh, nella mia famiglia mio papà e poi prima so che mio nonno da parte di mia mamma faceva qualche foto, poi gli altri non lo so, sinceramente.

Tutti maschi?

Beh, anche mia sorella, anche lei faceva qualche foto.

E tu?

Beh, le scattavo si.

Chi si occupava di conservare e archiviare le fotografie? E in che modo?

Mah, un po’ tutti: io ordinavo le mie, ma sorella le sue, mia mamma le sue, mio papà le sue, e poi in genere quelle di famiglia le mettevano in un album che facevano assieme mia mamma e mio papà.

Quindi loro riordinavano insieme le foto?

Si, non tutte però, perché ne abbiamo talmente tante e molte rimangono raccolte in quelle buste che ti danno quando vai da fotografo, nei blocchettini, quelle cose li.

Le foto degli eventi particolari come sono state archiviate?

Si, quelle del matrimonio, comunione e della cresima, quelle cose lì, qualche Natale, qualche evento particolare, si sono state archiviate. Ogni tanto i miei si mettono lì, ancora adesso, a giocare.

Ricordi quali sono gli eventi e le persone più fotografate della tua famiglia?

Allora, nella mia famiglia io no, mia sorella ricordo di averne viste tante da piccolina, poi da grande: è l’unica femmina; un po’ mio fratello, un po’ meno io, poi mia mamma, il gatto, mio papà raramente anche perché essendo lui il fotografo difficilmente si fotografava da solo. Poi nelle foto più vecchie dove c’erano i miei nonni, c’erano i miei nonni: mio nonno e mia nonna assieme, poi basta. Poi i miei nonni paterni: ho visto le foto, però erano... assieme da solo, però non lo so chi le faceva, le faceva qualcun altro, forse i miei zii, non lo so.

Più donne che uomini fotografati?

Si, forse si. Ma noi abbiamo anche tanti paesaggi di posti dove andavamo. Soprattutto quando faccio una fotografia è difficile che fotografo una persona: qualche volta. Su cento foto fotografo amici, cose che hanno uno sfondo, un ambiente particolare, un momento particolare.

E che eventi fotografavate?

Come eventi... ho visto fotografie di tutti i giorni, cose normali, non so magari un qualsiasi giorno di vacanze in montagna, però. C’è una foto dove c’è mia mamma che stira, cose quotidiane, il fatto in casa, poi va be’, le vecchie foto di matrimonio, quelle classiche. Però ecco, vedo la tendenza più che altro quando si esce e si fa qualche passeggiata assieme ultimamente. Prima forse, quando eravamo più piccoli: gli eventi; adesso più gli eventi, i girettini, le passeggiate, anche se poi non ci si trova più. Ci si trova di rado tutti insieme, però, questo per ricordarsi "noi siam stati lì" e "c’eravamo anche noi".

Quando eri piccolo guardavi le foto da solo o assieme ad altri?

Dipende da che foto. In genere, non vorrei sbagliarmi, adesso le vado a cercare da solo, perché son foto che m vengono in mente gli episodi e i giri che abbiam fatto con amici. Me le cerco da solo, però ho la tendenza, quando trovo quello che stavo cercando, di farlo vedere a chi c’è lì "ehi, ti ricordi questo?". Mentre invece, quando ero più piccolo, mi ricordo che ci mettevamo lì il sabato e la domenica, io e mia sorella, mio fratello e i miei, così a guardarle assieme.

Chi aveva l’idea di consultarle?

Forse noi piccoli: io e mia sorella.

Quando consultavi le foto con i tuoi familiari quali particolari ti venivano riferiti (date, circostanze, episodi)?

Mah, sinceramente la questione è questa: che foto vecchie vecchie, con parenti lontani, così probabilmente le facevo io delle domande, sai, essendo bambino ero curioso. Adesso, cosa chiedevo non lo so: quando, perché, chi sono, come sono. Quello che mi dicevano loro, senza che glielo chiedessi, non me lo ricordo: son passati alcuni anni, perciò, bah.

Ti venivano detti i nomi dei fotografati? Qualcuno raccontava, o sfogliavate solo le pagine?

No, domandare domandavamo, domandavo io! Però non ricordo bene, erano foto che il più delle volte... a parte quelle vecchie, che anche mio papà e mia mamma non sapevano da dove saltassero fuori, sapevo anche io: sapevo i nomi, le persone, sapevo la data di quando era stata fatta. Così sono io adesso che tendo a descrivere ad altri le cose, ma anche a qualcuno che c’era, faccio vedere una foto che ho fatto con i miei amici e dico: "vi ricordate qui... pioveva" e così via.

Puoi descrivermi una foto in cui comparivate tutti insieme? Anche i parenti se vuoi.

E’ un po’ che non le guardo. Una foto in cui c’eravamo un po’ tutti, anche i miei cugini, i miei zii, così... son foto di quando eravamo piccolini, su in montagna: quando si andava più o meno tutti nello stesso posto e ci si ritrovava nei momenti di festa, per cui c’era mio papà che fotografava.

Puoi descrivermi la foto di un parente che ti ha colpito quando eri piccolo?

Beh, a me, ha sempre colpito, ancora adesso quando guardo a foto dei miei nonni paterni. Ma più che altro perché non li ho mai conosciuti. Allora son rimasto sempre un po’ affascinato da quel qualcosa di mistico. Fuori dai parenti mi ricordo vagamente di una vecchia foto di mio papà. Una volta si usavano, all’inizio del secolo, le cartoline con le fotografie. Ed ero rimasto colpito da questa gente un po’ strana. E allora ho chiesto a mio papà, però non mi ricordo più: son passati tanti anni. Mi ricordo che erano in bianco e nero e c’erano dei vecchi parenti, gente morta, stramorta. Però mi viene in mente un’altra foto: perché ti ho detto, mio nonno, son quasi sempre parenti, qualche amico. Ma adesso, vedi che mi viene in mente: c’è una vecchia fotografia, che ho visto recentemente, dove c’era mia mamma con dei suoi amici e delle sue amiche. E allora le ho chiesto: "chi è quello lì, chi è quella lì", foto degli anni sessanta. Poi qualche foto vecchia, e mio papà con i suoi amici. Però quelli, almeno quelli lì li conoscevo già, gli amici del papà. Invece mia mamma: tutta bravina, tutta precisina: "ma avevi amici anche te?".

Mi puoi narrare un episodio divertente o simpatico che ti è stato riferito guardando le foto?

Ce ne saranno, ma sinceramente non ricordo: cose non vissute da me. Le foto dei matrimoni e della Comunione, del Battesimo di mio fratello, ovviamente io non c’ero.

Ricordi un episodio specifico?

No.

E se dovessi associare una foto a qualcosa di triste? Ce n’è qualcuna?

No, dipende dalle persone, ma se fai una foto è per fotografare qualcosa di bello e per avere un buon ricordo, poi va beh, se uno non è normale non lo fa.

Si potrebbe fare una foto e poi succede qualcosa al fotografato...

No, no. Non mi è mai capitato.

Mi puoi dire a che epoca risalgono le foto più vecchie di tuoi familiari che ricordi di aver visto?

Mi ricordo foto dei miei nonni paterni; le foto vecchie di mio nonno, che era bersagliere nel 1930, qualcosa del genere, mia nonna giù di lì.

Queste foto ti comunicano qualcosa di particolare?

A me si. Soprattutto, vedi, mi ricordo di più dei miei nonni in queste foto così vecchie, che non ho mai conosciuto. Soprattutto sono rimasto attratto da loro, non avendoli conosciuti, son rimasto attratto di più. I nonni materni li ho conosciuti e me li ricordo bene, per cui le foto le guardo un attimo e sfoglio subito. Mentre invece i miei nonni paterni non li ho mai visti e sono più sulla fotografia e quindi le ricordo di più.

Mi racconti di una foto di tuoi familiari a cui sei più legato che ad altre per qualche motivo?

Io ne ho due. Una è mia mamma piccolina, in montagna, insieme ai maiali, così. E poi l’altra, la foto insieme al mio papà: io piccolino, sempre in montagna.

Perché le hai scelte?

Per il buon legame che ho con i miei genitori. E’ un legame normale, però positivo, liscio, pulito. Cioè mi danno fiducia i miei genitori, Mi piacciono quelle foto proprio perché ci sono loro.

Ti ricordano qualche caratteristica dei tuoi genitori in particolare?

La foto di mia mamma piccola l’ho scelta perché era una foto fatta nel ’43 ’44 al tempo di guerra, dove mia mamma è vestita da montanara, da piccola montanara, ed è una foto fatta in bianco e nero da mio nonno; ingrandita e messa nel quadretto, appesa lì in casa, per cui si vede, no? Mi è piaciuta quella foto lì e m’è rimasta impressa. L’altra, invece, che ho fatto con mio papà negli anni... avevo 5 anni, dai, quella me la ricordo perché l’avevo raccolta io. Una volta facevano le foto Kodak dove c’era la foto grossa assieme ad altre due più piccole attaccate insieme, e si potevano staccare: allora ho staccato quella piccola e l’ho messa nel portafoglio. Ed era un momento, insomma, io ero appassionato di montagna, legato ai miei, legato a mio papà... questa foto dove c’eravamo io e mio papà, che poi tra l’altro fisicamente simili, con questa montagna, era...

In quale modo, principalmente, sei venuto a conoscenza di episodi relativi alla tua famiglia?

Dai miei nonni materni. Si, perché li ho conosciuti; e dei miei nonni paterni so perché, non li ho conosciuti, ma così, più che altro, ecco, sfogliando le fotografie, spesso mio papà raccontava. Comunque non so di preciso cosa. E’ difficile descrivere i sentimenti, raccontava dei suoi genitori che venivano dal veneto e tanti tanti anni fa son venuti qui a Milano. No, poi dei miei nonni paterni, delle loro storie da giovani, dei loro casini, intrallazzi, tutte cose che comunque spesso e volentieri son venute fuori con le fotografie; e poi altre cose, qualche trasmissione particolare in televisione o una canzone veneta in televisione: ecco che i miei nonni paterni vengono dal veneto e automaticamente scatta il meccanismo, mio papà in un certo qual modo si commuove.

E’ tuo papà che narra?

Si, mio papà qualcosa ha narrato lui, e comunque si è messo a disposizione e io e mia sorella facciamo domande, poi adesso cosa non so.

E’ tuo papà che racconta di più le storie familiari?

Si, perché mia mamma, non so come mai, si tiene le cose dei suoi più nascoste: anche perché i miei nonni paterni hanno avuto una vita più brillante. Sono venuti dal veneto, han sofferto di più, hanno fatto più fatica, è stata una vita più di attriti. Hanno insegnato di più a mio papà, le storie sono più avvincenti. Poi i miei nonni non li ho mai conosciuti, per cui entrano in quel velo di misticità che li rende più interessanti.

Ritieni che il consultare le foto di famiglia ti abbia favorito nel conoscere episodi di vita familiari?

Si, certo.

Provi un senso di maggior appartenenza alla tua storia familiare consultando queste foto?

Si, è un modo per ricordarsi, la memoria è fatta di memoria, di suoni, di rumori, ma anche di immagini. Oggi ci sono le foto, per cui, per esempio, oggi c’è anche la cinepresa: non so quanto sia meglio, però.

La cinepresa può dare qualcosa di più delle foto rispetto le memorie familiari?

Beh, mi fa vedere le cose reali e però, d’altra parte, va bene e non va bene perché gli uomini da sempre si son tramandate le cose a memoria e riguardo a certe cose è bello metterci anche un po’ di fantasia.

Sei più favorevole alle foto?

No, dipende dalle persone, dagli argomenti, dipende da tante cose. Un documentario è bello vederlo alla televisione, fatto con la cinepresa, così, poi ci sono invece dei momenti, episodi, in cui la cinepresa non è in grado di fermarlo, o come addirittura la foto fatta in bianco e nero ti ferma delle cose che la foto fatta a colori non è in grado di fermarti: che ti risveglia delle cose, proprio perché hai un accenno e devi metterci più fantasia. Vedere un filmato senza audio è bruttissimo, è bello sentire lo speaker che ti spiega il leone e la gazzella, anche se lo vedi.

Esistono ancora materialmente le foto di cui abbiamo parlato?

Si, tutte.

E chi le conserva?

In parte i miei, quelle loro e quelle di famiglia, io le mie, quelle fatte da me, mia sorella quelle sue e alcune sono ancora a casa a mercè della famiglia, diciamo.

Sono nel formato originale?

Quasi tutte originali, a parte gli album di matrimoni, così, e poi qualche foto mia che ho fatto ingrandire, qualche bel volpacchiotto.

Archivi le tue foto personalmente?

Si.

Hai mai litigato per il possesso di una fotografia?

No.

Hai qualche foto che è stata ritagliata?

No, è bruttissimo.

Come ti è sembrata questa intervista?

Bella, interessante, una bella chiacchierata.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto riguardo le fotografie che vorresti dire?

No, niente di particolare.

<<< Intervista a Franco | Scarica la ricerca in formato PDF >>>